Riporto quanto segue poichè lo condivido; tutti abbiamo capito come stavano le cose ma in Italia, come al solito, omertà e ipocrisia non si sprecano ! Ecco come :
DOMENICO RISO ERA IN VOLO CON LA SUA FAMIGLIA. ERA COSì DIFFICILE DIRLO?
Lettera a “Liberazione”: Una farsa mediatica nella tragedia: certe quotidianità normali non vanno proprio raccontate
domenica 24 agosto 2008 , di Liberazione
Caro direttore, quando due giorni fa abbiamo letto in prima pagina sul “Corriere” che c’era una vittima italiana nella tragedia di Madrid e che questa vittima viaggiava “con il compagno e il figlio”, in tanti ci siamo stupiti: abbiamo dovuto leggere fino in fondo per capire se il “Corriere” intendesse proprio “quello”. Siamo talmente abituati ad omissioni e censure, ad essere socialmente inesistenti e invisibili (o visibili solo nei quadretti manipolatori e distorcenti che puntuali arrivano con le cronache morbose dei Gay Pride), che non ci aspettavamo che qualcuno potesse… raccontare i fatti dando alle cose il nome che hanno. Ci è del resto bastato sfogliare le pagine bianche de “La Repubblica” e de “L’Arena” e leggere i commenti di disappunto del nostro governatore Galan e dell’editorialista Merlo, per capire che in effetti il “Corriere” aveva osato… fare un giornalismo sereno squarciando suo malgrado il muro di gomma di una pratica culturale profonda e diffusa in Italia: l’omissione censoria. C’era una famiglia su quel volo. Punto. Era così semplice dirlo, come si sarebbe potuto dire per qualsiasi altra famiglia. Era una famiglia nella sua quotidianità e come tale è stata raccontata da chi ha avuto il coraggio di farlo: perché più di mille Gay Pride, vale proprio il racconto di questa quotidianità normale a riconoscere nella società e nella cultura l’esistenza dei gay e delle lesbiche in questo Paese… Fosse stata una famiglia eterosessuale ce lo avreste detto? Certo, ce lo avreste raccontato in coro con dovizia di particolari… Questa volta “casualmente” per la quasi totalità dei media italiani, ad eccezione del “Corriere”, su quel volo c’era un single italiano e residente a Parigi in ferie con un amico qualsiasi e un bambino circondati da eufemismi, qualche nota campanilistica sul dolore del paese di origine e la questione è stata chiusa. Una farsa mediatica nella tragedia: certe quotidianità normali non vanno proprio raccontate. La difesa di questa linea censoria omissiva è del resto arrivata imperterrita con le parole di Merlo e Galan… “Non si fruga nelle lenzuola” è l’argomento: quante volte ormai abbiamo sentito questa opportunistica e militante litania ipocrita? Si usa per cancellare la nostra vita sociale e civile, per suggerire di fatto che le nostre relazioni e i nostri amori non hanno una forma e un contenuto socialmente e giuridicamente apprezzabili. Le nostre relazioni non esistono e non abbiamo diritto a quadretti romantici mediatici perché, al contrario delle famiglie eterosessuali, la nostra vita sociale e affettiva è banale “privato sotto le lenzuola”: per gli altri scatta il racconto sociale romantico di una famiglia “normale” eterosessuale, per noi scatta la pruderie e il “rispetto” per la vita cruda e privata dei singoli (corpi) sotto le lenzuola. Era così scandaloso e difficile dirlo? Domenico Riso era in volo con la sua famiglia, due uomini e un figlio. Voler a tutti i costi far passare l’omissione censoria dell’indicibile per rispetto della persona è davvero un esercizio patetico e rivoltante di furberia culturale.
Michele Breveglieri Arcigay “Pianeta Urano” Verona